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		<title>ProfBellini Wiki - Contributi utente [it]</title>
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		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-26T21:23:53Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*=== Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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				<updated>2013-01-26T21:22:14Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-26T21:21:08Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== -Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===-Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===-Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===-De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===-Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===-De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-26T21:20:10Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===&lt;br /&gt;
----&lt;br /&gt;
Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-26T21:18:05Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== '''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo)''' ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Heptaplus (L’Ettalo)'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-26T21:17:48Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== '''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo)''' ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-26T21:16:59Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* La vita */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola"/>
				<updated>2013-01-26T21:16:37Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* La vita */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima&amp;lt;nowiki&amp;gt;s&amp;lt;/nowiki&amp;gt;&lt;br /&gt;
memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-26T21:16:14Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* La vita */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima &lt;br /&gt;
memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:51:34Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola"/>
				<updated>2013-01-25T16:51:19Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|thumb|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:51:00Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|thumb||right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:48:46Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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				<updated>2013-01-25T16:48:28Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:48:11Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== '''Le opere'''==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Heptaplus (L’Ettalo)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:47:07Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo)'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Heptaplus (L’Ettalo)'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:46:35Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo)'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Heptaplus (L’Ettalo)'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:46:13Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo) */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:45:47Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=='''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo)'''==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:45:31Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:45:04Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:44:38Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:43:11Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* 'Heptaplus (L’Ettalo):' */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===='''''Heptaplus (L’Ettalo):'''''====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====='''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''=====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======''''''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):''''''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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				<updated>2013-01-25T16:42:54Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====''''''Heptaplus (L’Ettalo):''''''====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====='''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''=====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======''''''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):''''''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
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		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:42:24Z</updated>
		
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===='''Heptaplus (L’Ettalo):'''====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====='''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''=====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======''''''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):''''''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:41:56Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===''''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):''''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===='''Heptaplus (L’Ettalo):'''====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====='''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''=====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:41:25Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===='''Heptaplus (L’Ettalo):'''====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====='''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''=====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:40:54Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche): */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===='''Heptaplus (L’Ettalo):'''====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====='''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''=====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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				<updated>2013-01-25T16:40:13Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;/* Le opere */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===='''Heptaplus (L’Ettalo):'''====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====='''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''=====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
======='''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''=======&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:38:46Z</updated>
		
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==='''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Lorenzo_Valla</id>
		<title>Lorenzo Valla</title>
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				<updated>2013-01-25T16:32:11Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== La vita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Lorenzo Valla.JPG|right||prova]]&lt;br /&gt;
Lorenzo Valla nacque a Roma nel 1407 da famiglia piacentina. Gli furono maestri Giovanni Aurispa e Ranuccio da Castiglion Fiorentino. Egli, con la vivacità dell'ingegno, dimostrò subito il suo anticonformismo, sostenendo in un opuscolo andato perduto (De comparatione Ciceronis Quintilianique) che Quintiliano era da considerarsi superiore a Cicerone . Nel 1429, dopo inutili tentativi di trovare una sistemazione nella curia pontificia lasciò Roma e, dopo un breve soggiorno a Piacenza, si recò a Pavia per insegnarvi eloquenza (1430-33). Compose nel 1431 il trattato “De voluptate”, dialogo nel quale il Bruni sostiene la morale stoica, il Panormita la morale epicurea , e il Niccoli cerca di conciliare le due opposte tesi. Il pensiero di Valla non disprezza la morale cristiana che indica per fine dell'uomo la beatitudine celeste, ma ritiene che la virtù derivi dalla naturale tendenza dell'uomo al piacere che, nella sua essenza, non è da respingere. C'è un diletto spirituale e c'è anche un diletto fisico, che sono conciliabili nell'uomo sano e saggio. Per dissensi col Panormita, appena un anno dopo, il Valla pose mano a una nuova redazione del trattato, col titolo De vero bono, cambiando tutti e tre gli interlocutori, e successivi mutamenti apportò negli anni dal 1434 al 1441, cambiando nuovamente il titolo (De vero falsoque bono). Nel 1433 dovette lasciare Pavia per aver suscitato con un suo opuscolo le ire dei giuristi locali, per poi vagare in varie città, fra le quali Milano, Genova e Firenze quando finalmente nel 1435 fu accolto come segretario alla corte del re Alfonso d'Aragona, che conduceva la guerra per la conquista del regno di Napoli. Negli anni anteriori all'entrata del re a Napoli (1443) il Valla compose il De libero arbitrio, i tre libri della Dialecticae disputationes, dove prende posizione contro gli scolastici e l'aristotelismo, l'opuscolo De falso credita et ementita Constantini donatione, e il dialogo De professione religiosorum. Con le sue opere, il Valla si crea nemici dappertutto; dovette far fronte anche all'accusa di eresia, dalla quale si difese scrivendo un'Apologia indirizzata al papa Eugenio IV. Nel 1448 lasciò Napoli e si stabilì a Roma, dove finalmente fu accolto come segretario apostolico nella curia pontificia, e insegnò eloquenza nello Studio. A Roma morì nel 1457. L'opera più famosa del Valla sono le Elegantiae della lingua latina in sei libri, a cui lavorò gran parte della sua vita, e già divulgate nel 1444; quest'opera segna un momento molto importante nella storia dell'Umanesimo. Il Valla trae dalla sua vasta esperienza dei classici latini, e specialmente da Cicerone e Quintiliano, gli esempi per attuare l'eleganza stilistica dello scrivere latino, dettando le norme per l'uso moderno e mostrando disdegno non solo per il latino medievale, ma anche per quello degli umanisti suoi contemporanei (Bruni, Bracciolini, Fazio, ecc.), padroni di un latino piuttosto empirico. Di qui le aspre polemiche che spesso degenerarono nello scambio di insulti e vituperi, specialmente col Fazio (1446) e col Bracciolini (1452-53). &lt;br /&gt;
Lo stesso Valla, nella storia di Ferdinando I, (Historiarum Ferdinandi regis Aragoniae libri tres), narrando con vivacità e divertimento dello gli episodi descritti, non esita a far uso di un latino meno regolato e meno elegante, ma indubbiamente più vivo e &amp;quot;moderno&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lorenzo Valla fu un personaggio di eccezionale importanza non solo per la cultura italiana, ma soprattutto per essersi dimostrato il rappresentante del più puro Umanesimo europeo. Con le sue spietate critiche alla Chiesa romana dell'epoca fu un precursore di Lutero, ma fu anche il promotore di molte revisioni ideologiche e stilistiche di testi cattolici. La sua opera si basa su una profonda padronanza della lingua latina e sulla convinzione che sia stata proprio un'insufficiente conoscenza del latino la vera causa del linguaggio ermetico ed ambiguo di molti filosofi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Valla fu sempre convinto che l'uso corretto della lingua fosse l'unico vero mezzo di comunicazione ed acculturazione: la grammatica ed un appropriato modo di esprimersi stanno alla base di ogni enunciato e, prima ancora, della sua formulazione intellettuale. Da questo punto di vista i suoi scritti sono tematicamente coerenti, in quanto ciascuno di essi si sofferma innanzitutto sulla lingua, sull'uso corretto della lingua e sulle erronee interpretazioni della grammatica latina. Oggi il profondo distacco storico permette di distinguere le opere di Lorenzo Valla essenzialmente in due filoni, quello critico e quello filologico. Sebbene avesse saputo mostrare eccezionali doti di storico negli scritti critici, questa capacità non è però riscontrabile nell'unico lavoro definito storico, cioè nella biografia di Ferdinando d'Aragona, tutto sommato un modesto elenco di aneddoti e sentito dire.Nelle sue opere Lorenzo Valla utilizza la filologia come strumento di conoscenza. Tra le sue produzioni ricordiamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''De vero falsoque bono'' (1431) e ''De Voluptate'' (1431) nelle quali Lorenzo Valla si avvicina al pensiero epicureo di Lucrezio, sottolineando come tutta la vita dell’uomo sia fondamentalmente volta al piacere, inteso non come piacere fisico ed effimero, ma come dimenticanza delle passioni e delle cose che turbano, con l’inevitabile e conseguente - benessere interiore.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''Dialecticae disputationes'' (1439) ove Lorenzo prende posizione contro l’uso della dialettica da parte della filosofia Scolastica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''De falso credita et ementita Constantini donatione'' (1440), nella quale Valla dimostrò che l’atto di donazione di Costantino a Papa Silvestro fosse falso: non poteva risalire, per ragioni filologiche, al quarto secolo dopo Cristo ed era invece opera di una contraffazione avvenuta secoli dopo. Veniva così posto in discussione, con gli strumenti della filologia e dell’erudizione, lo stesso potere temporale che i papi facevano risalire a Costantino. Valla dimostra la contraffazione del documento di donazione con argomenti storici, giuridici, linguistici e filologici. Dopo aver dimostrato che Costantino non aveva titolo giuridico per donare possedimenti di territori ed il Papa per accettarli, Valla passa a considerare il dato di fatto che Papa Silvestro, in realtà, non possedette mai province dell’Impero, ne le possedettero per secoli i suoi successori. Ammesso dunque che Costantino avesse fatto la donazione, e Silvestro l’avesse accettata, che fine avrebbero fatto i possedimenti della Chiesa, dato che per tanto tempo non risulta che i Papi abbiano avuto in possesso queste province?&lt;br /&gt;
Così affermava nell’opera:&lt;br /&gt;
“Per prima cosa dimostrerò che Costantino e Silvestro non erano giuridicamente tali da poter legalmente l’uno assumere, volendolo, la figura di donante e poter quindi trasferire i pretesi regni donati che non erano in suo potere e l’altro da poter accettare legalmente il dono (né del resto lo avrebbe voluto). In seconda istanza, dimostrerò che anche se i fatti non stessero cosí (ma sono troppo evidenti), né Silvestro accettò né Costantino effettuò il trapasso del dono, ma quelle città e quei regni rimasero sempre in libera disponibilità e sotto la sovranità degli imperatori. In terza istanza dimostrerò che nulla diede Costantino a Silvestro, ma al papa immediatamente anteriore davanti al quale Costantino era stato battezzato; furono doni del resto di poco conto, beni che permettessero al papa di vivere. Dimostrerò (quarto assunto) che è falsa la tradizione che il testo della Donazione o si trovi nelle decisioni decretali della Chiesa o sia tolto dalla Vita di Silvestro: non si trova né in essa né in alcuna cronaca, mentre invece si contengono nella Donazione contraddizioni, affermazioni infondate, stoltezze, espressioni, concetti barbari e ridicoli. Aggiungerò notizie su altri falsi o su sciocche leggende relativamente a donazioni di altri imperatori …”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''Elegantiae Latinae linguae'' (1444) capolavoro di Valla nell'opera di ripristino della lingua latina; tratto scritto con lo scopo di definire e documentare il modello di latino classico rappresentato da Cicerone e da Quintiliano, contro le degenerazioni nell’uso del latino da parte degli scrittori medievali, ma anche contro le approssimazioni dei primi umanisti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Opere minori'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''De libero arbitrio'' (1439)&lt;br /&gt;
''De professione religiosorum'' (1439)&lt;br /&gt;
''Historiarum Ferdinandi Regis Aragoniae libri tres'' (1447)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Valla, come si è detto, è autore anche di opere filosofiche; tra le più note e impegnative vi è il dialogo De voluptate (‘Il piacere’), testo più volte rimaneggiato e apparso nella redazione definitiva con il titolo De vero falsoque bono (‘Il vero e il falso bene’) nel 1441. Il dialogo discute la nozione etica di “piacere” attraverso il confronto fra tre grandi dottrine: stoicismo, epicureismo e cristianesimo. Il tema è centrale nella concezione umanistica poiché affronta il problema teorico di quali siano i principi che devono ispirare il comportamento degli uomini. Redazione dopo redazione, Valla apporta significative modifiche al testo: cambia i personaggi e l’ambientazione, elimina le parti in cui erano esposte questioni teologiche spinose (come ad esempio la verginità della Madonna), riduce l’accentuato “epicureismo” iniziale. Nonostante le modifiche e le attenuazioni, l’opera conserva una forte carica polemica contro l’ascetismo e la vita monastica, contro ogni forma di svilimento del corpo, di separazione fra ciò che è carnale, materiale da quanto invece è spirituale. Valla sostiene che anche nel cristianesimo la voluptas, il piacere, ha un ruolo determinante poiché, se esiste una vita ultraterrena, essa non sarà riservata solo alle anime ma anche ai corpi. Perciò egli propugna con forza la bontà della natura e della vita, ritenendo la scelta dell’ascetismo non solo anacronistica e quindi impraticabile, ma anche in contraddizione con i presupposti del cristianesimo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell' opera &amp;quot;Elegantiae latinae linguae libri sex&amp;quot; Valla esprime le sue considerazioni sulla lingua latina ed appare evidente che essa sia considerata oramai come una lingua morta, diversamente dall'epoca medievale. I modelli di riferimento della stessa vengono identificati nel latino classico di Quintiliano e di Cicerone. Si cerca così di ripristinare il latino dell'epoca classica, epurandolo dalle degenerazioni medievali. Anche in ambito linguistico sono evidenti i tentativi di emulazione dell'epoca classica, caratteristica fondamentale dell'intellettuale rinascimentale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si può notare come in ambito filologico, Valla sviluppi un procedimento atto a riscoprire la versione autentica delle opere classiche, confrontando versioni differenti della stessa opera, per correggere eventuali errori di trascrizione ed epurare i testi dalle manomissioni amanuensi.&lt;br /&gt;
Questo procedimento filologico venne adoperato da Valla anche nello studio delle Sacre Scritture, sottoposte per la prima volta al vaglio critico della ragione.&lt;br /&gt;
Questo approccio laico permise di scoprire errori e travisamenti nella stessa Vulgata di San Girolamo e soprattutto mostrò la falsità del documento che sanciva l’origine del potere temporale dell’istituzione ecclesiastica, come viene affermato all'interno dell'opera De falso credita et ementita Constantini donatione.&lt;br /&gt;
In questo modo Valla assume le caratteristiche dell'intellettuale moderno, un uomo curioso, aperto, eclettico e svincolato dalla Chiesa che si rapporta con il mondo utilizzando un metodo scientifico e razionale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un elemento che distanzia Valla dall’ideologia cristiana medievale risiede nel procedimento razionale tipico degli autori filologi: la ripresa dei testi antichi e la loro analisi razionale svincolata dalla morale religiosa, rendono la filologia un nuovo strumento di verità; essa si configura, in qualche modo, come la ricerca di legame che colleghi il mondo latino con quello rinascimentale, non assoggettandosi tuttavia alla rigida concezione figurale: grazie ad essa, di fatti, si tentò una “riconciliazione” tra il mondo cristiano e quello pagano, visto come figura e anticipazione della venuta di Cristo. Dall’epoca rinascimentale in poi, il mondo classico si delineerà solo come modello di ispirazione ed emulazione, alla base di una trasformazione dell’uomo medievale in uomo moderno. &lt;br /&gt;
La laicità di Valla si esprime in virtù dell’essere un perfetto uomo rinascimentale: in una dimensione antropocentrica, egli si discosta dai valori della moralità cristiana in imitazione e ripresa del pensiero razionale e scientifico dei latini e,  sulla base di modelli classici, si proietta nel futuro, al fine di garantire il vantaggio dell’uomo del mondo.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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		<title>Lorenzo Valla</title>
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				<updated>2013-01-25T16:31:24Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== La vita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Lorenzo Valla.JPG|thumb||right||prova]]&lt;br /&gt;
Lorenzo Valla nacque a Roma nel 1407 da famiglia piacentina. Gli furono maestri Giovanni Aurispa e Ranuccio da Castiglion Fiorentino. Egli, con la vivacità dell'ingegno, dimostrò subito il suo anticonformismo, sostenendo in un opuscolo andato perduto (De comparatione Ciceronis Quintilianique) che Quintiliano era da considerarsi superiore a Cicerone . Nel 1429, dopo inutili tentativi di trovare una sistemazione nella curia pontificia lasciò Roma e, dopo un breve soggiorno a Piacenza, si recò a Pavia per insegnarvi eloquenza (1430-33). Compose nel 1431 il trattato “De voluptate”, dialogo nel quale il Bruni sostiene la morale stoica, il Panormita la morale epicurea , e il Niccoli cerca di conciliare le due opposte tesi. Il pensiero di Valla non disprezza la morale cristiana che indica per fine dell'uomo la beatitudine celeste, ma ritiene che la virtù derivi dalla naturale tendenza dell'uomo al piacere che, nella sua essenza, non è da respingere. C'è un diletto spirituale e c'è anche un diletto fisico, che sono conciliabili nell'uomo sano e saggio. Per dissensi col Panormita, appena un anno dopo, il Valla pose mano a una nuova redazione del trattato, col titolo De vero bono, cambiando tutti e tre gli interlocutori, e successivi mutamenti apportò negli anni dal 1434 al 1441, cambiando nuovamente il titolo (De vero falsoque bono). Nel 1433 dovette lasciare Pavia per aver suscitato con un suo opuscolo le ire dei giuristi locali, per poi vagare in varie città, fra le quali Milano, Genova e Firenze quando finalmente nel 1435 fu accolto come segretario alla corte del re Alfonso d'Aragona, che conduceva la guerra per la conquista del regno di Napoli. Negli anni anteriori all'entrata del re a Napoli (1443) il Valla compose il De libero arbitrio, i tre libri della Dialecticae disputationes, dove prende posizione contro gli scolastici e l'aristotelismo, l'opuscolo De falso credita et ementita Constantini donatione, e il dialogo De professione religiosorum. Con le sue opere, il Valla si crea nemici dappertutto; dovette far fronte anche all'accusa di eresia, dalla quale si difese scrivendo un'Apologia indirizzata al papa Eugenio IV. Nel 1448 lasciò Napoli e si stabilì a Roma, dove finalmente fu accolto come segretario apostolico nella curia pontificia, e insegnò eloquenza nello Studio. A Roma morì nel 1457. L'opera più famosa del Valla sono le Elegantiae della lingua latina in sei libri, a cui lavorò gran parte della sua vita, e già divulgate nel 1444; quest'opera segna un momento molto importante nella storia dell'Umanesimo. Il Valla trae dalla sua vasta esperienza dei classici latini, e specialmente da Cicerone e Quintiliano, gli esempi per attuare l'eleganza stilistica dello scrivere latino, dettando le norme per l'uso moderno e mostrando disdegno non solo per il latino medievale, ma anche per quello degli umanisti suoi contemporanei (Bruni, Bracciolini, Fazio, ecc.), padroni di un latino piuttosto empirico. Di qui le aspre polemiche che spesso degenerarono nello scambio di insulti e vituperi, specialmente col Fazio (1446) e col Bracciolini (1452-53). &lt;br /&gt;
Lo stesso Valla, nella storia di Ferdinando I, (Historiarum Ferdinandi regis Aragoniae libri tres), narrando con vivacità e divertimento dello gli episodi descritti, non esita a far uso di un latino meno regolato e meno elegante, ma indubbiamente più vivo e &amp;quot;moderno&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lorenzo Valla fu un personaggio di eccezionale importanza non solo per la cultura italiana, ma soprattutto per essersi dimostrato il rappresentante del più puro Umanesimo europeo. Con le sue spietate critiche alla Chiesa romana dell'epoca fu un precursore di Lutero, ma fu anche il promotore di molte revisioni ideologiche e stilistiche di testi cattolici. La sua opera si basa su una profonda padronanza della lingua latina e sulla convinzione che sia stata proprio un'insufficiente conoscenza del latino la vera causa del linguaggio ermetico ed ambiguo di molti filosofi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Valla fu sempre convinto che l'uso corretto della lingua fosse l'unico vero mezzo di comunicazione ed acculturazione: la grammatica ed un appropriato modo di esprimersi stanno alla base di ogni enunciato e, prima ancora, della sua formulazione intellettuale. Da questo punto di vista i suoi scritti sono tematicamente coerenti, in quanto ciascuno di essi si sofferma innanzitutto sulla lingua, sull'uso corretto della lingua e sulle erronee interpretazioni della grammatica latina. Oggi il profondo distacco storico permette di distinguere le opere di Lorenzo Valla essenzialmente in due filoni, quello critico e quello filologico. Sebbene avesse saputo mostrare eccezionali doti di storico negli scritti critici, questa capacità non è però riscontrabile nell'unico lavoro definito storico, cioè nella biografia di Ferdinando d'Aragona, tutto sommato un modesto elenco di aneddoti e sentito dire.Nelle sue opere Lorenzo Valla utilizza la filologia come strumento di conoscenza. Tra le sue produzioni ricordiamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''De vero falsoque bono'' (1431) e ''De Voluptate'' (1431) nelle quali Lorenzo Valla si avvicina al pensiero epicureo di Lucrezio, sottolineando come tutta la vita dell’uomo sia fondamentalmente volta al piacere, inteso non come piacere fisico ed effimero, ma come dimenticanza delle passioni e delle cose che turbano, con l’inevitabile e conseguente - benessere interiore.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''Dialecticae disputationes'' (1439) ove Lorenzo prende posizione contro l’uso della dialettica da parte della filosofia Scolastica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''De falso credita et ementita Constantini donatione'' (1440), nella quale Valla dimostrò che l’atto di donazione di Costantino a Papa Silvestro fosse falso: non poteva risalire, per ragioni filologiche, al quarto secolo dopo Cristo ed era invece opera di una contraffazione avvenuta secoli dopo. Veniva così posto in discussione, con gli strumenti della filologia e dell’erudizione, lo stesso potere temporale che i papi facevano risalire a Costantino. Valla dimostra la contraffazione del documento di donazione con argomenti storici, giuridici, linguistici e filologici. Dopo aver dimostrato che Costantino non aveva titolo giuridico per donare possedimenti di territori ed il Papa per accettarli, Valla passa a considerare il dato di fatto che Papa Silvestro, in realtà, non possedette mai province dell’Impero, ne le possedettero per secoli i suoi successori. Ammesso dunque che Costantino avesse fatto la donazione, e Silvestro l’avesse accettata, che fine avrebbero fatto i possedimenti della Chiesa, dato che per tanto tempo non risulta che i Papi abbiano avuto in possesso queste province?&lt;br /&gt;
Così affermava nell’opera:&lt;br /&gt;
“Per prima cosa dimostrerò che Costantino e Silvestro non erano giuridicamente tali da poter legalmente l’uno assumere, volendolo, la figura di donante e poter quindi trasferire i pretesi regni donati che non erano in suo potere e l’altro da poter accettare legalmente il dono (né del resto lo avrebbe voluto). In seconda istanza, dimostrerò che anche se i fatti non stessero cosí (ma sono troppo evidenti), né Silvestro accettò né Costantino effettuò il trapasso del dono, ma quelle città e quei regni rimasero sempre in libera disponibilità e sotto la sovranità degli imperatori. In terza istanza dimostrerò che nulla diede Costantino a Silvestro, ma al papa immediatamente anteriore davanti al quale Costantino era stato battezzato; furono doni del resto di poco conto, beni che permettessero al papa di vivere. Dimostrerò (quarto assunto) che è falsa la tradizione che il testo della Donazione o si trovi nelle decisioni decretali della Chiesa o sia tolto dalla Vita di Silvestro: non si trova né in essa né in alcuna cronaca, mentre invece si contengono nella Donazione contraddizioni, affermazioni infondate, stoltezze, espressioni, concetti barbari e ridicoli. Aggiungerò notizie su altri falsi o su sciocche leggende relativamente a donazioni di altri imperatori …”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''Elegantiae Latinae linguae'' (1444) capolavoro di Valla nell'opera di ripristino della lingua latina; tratto scritto con lo scopo di definire e documentare il modello di latino classico rappresentato da Cicerone e da Quintiliano, contro le degenerazioni nell’uso del latino da parte degli scrittori medievali, ma anche contro le approssimazioni dei primi umanisti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Opere minori'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''De libero arbitrio'' (1439)&lt;br /&gt;
''De professione religiosorum'' (1439)&lt;br /&gt;
''Historiarum Ferdinandi Regis Aragoniae libri tres'' (1447)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Valla, come si è detto, è autore anche di opere filosofiche; tra le più note e impegnative vi è il dialogo De voluptate (‘Il piacere’), testo più volte rimaneggiato e apparso nella redazione definitiva con il titolo De vero falsoque bono (‘Il vero e il falso bene’) nel 1441. Il dialogo discute la nozione etica di “piacere” attraverso il confronto fra tre grandi dottrine: stoicismo, epicureismo e cristianesimo. Il tema è centrale nella concezione umanistica poiché affronta il problema teorico di quali siano i principi che devono ispirare il comportamento degli uomini. Redazione dopo redazione, Valla apporta significative modifiche al testo: cambia i personaggi e l’ambientazione, elimina le parti in cui erano esposte questioni teologiche spinose (come ad esempio la verginità della Madonna), riduce l’accentuato “epicureismo” iniziale. Nonostante le modifiche e le attenuazioni, l’opera conserva una forte carica polemica contro l’ascetismo e la vita monastica, contro ogni forma di svilimento del corpo, di separazione fra ciò che è carnale, materiale da quanto invece è spirituale. Valla sostiene che anche nel cristianesimo la voluptas, il piacere, ha un ruolo determinante poiché, se esiste una vita ultraterrena, essa non sarà riservata solo alle anime ma anche ai corpi. Perciò egli propugna con forza la bontà della natura e della vita, ritenendo la scelta dell’ascetismo non solo anacronistica e quindi impraticabile, ma anche in contraddizione con i presupposti del cristianesimo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell' opera &amp;quot;Elegantiae latinae linguae libri sex&amp;quot; Valla esprime le sue considerazioni sulla lingua latina ed appare evidente che essa sia considerata oramai come una lingua morta, diversamente dall'epoca medievale. I modelli di riferimento della stessa vengono identificati nel latino classico di Quintiliano e di Cicerone. Si cerca così di ripristinare il latino dell'epoca classica, epurandolo dalle degenerazioni medievali. Anche in ambito linguistico sono evidenti i tentativi di emulazione dell'epoca classica, caratteristica fondamentale dell'intellettuale rinascimentale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si può notare come in ambito filologico, Valla sviluppi un procedimento atto a riscoprire la versione autentica delle opere classiche, confrontando versioni differenti della stessa opera, per correggere eventuali errori di trascrizione ed epurare i testi dalle manomissioni amanuensi.&lt;br /&gt;
Questo procedimento filologico venne adoperato da Valla anche nello studio delle Sacre Scritture, sottoposte per la prima volta al vaglio critico della ragione.&lt;br /&gt;
Questo approccio laico permise di scoprire errori e travisamenti nella stessa Vulgata di San Girolamo e soprattutto mostrò la falsità del documento che sanciva l’origine del potere temporale dell’istituzione ecclesiastica, come viene affermato all'interno dell'opera De falso credita et ementita Constantini donatione.&lt;br /&gt;
In questo modo Valla assume le caratteristiche dell'intellettuale moderno, un uomo curioso, aperto, eclettico e svincolato dalla Chiesa che si rapporta con il mondo utilizzando un metodo scientifico e razionale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un elemento che distanzia Valla dall’ideologia cristiana medievale risiede nel procedimento razionale tipico degli autori filologi: la ripresa dei testi antichi e la loro analisi razionale svincolata dalla morale religiosa, rendono la filologia un nuovo strumento di verità; essa si configura, in qualche modo, come la ricerca di legame che colleghi il mondo latino con quello rinascimentale, non assoggettandosi tuttavia alla rigida concezione figurale: grazie ad essa, di fatti, si tentò una “riconciliazione” tra il mondo cristiano e quello pagano, visto come figura e anticipazione della venuta di Cristo. Dall’epoca rinascimentale in poi, il mondo classico si delineerà solo come modello di ispirazione ed emulazione, alla base di una trasformazione dell’uomo medievale in uomo moderno. &lt;br /&gt;
La laicità di Valla si esprime in virtù dell’essere un perfetto uomo rinascimentale: in una dimensione antropocentrica, egli si discosta dai valori della moralità cristiana in imitazione e ripresa del pensiero razionale e scientifico dei latini e,  sulla base di modelli classici, si proietta nel futuro, al fine di garantire il vantaggio dell’uomo del mondo.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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		<title>Lorenzo Valla</title>
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				<updated>2013-01-25T16:30:48Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== La vita ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Lorenzo Valla.JPG|thumb||right||prova|]]&lt;br /&gt;
Lorenzo Valla nacque a Roma nel 1407 da famiglia piacentina. Gli furono maestri Giovanni Aurispa e Ranuccio da Castiglion Fiorentino. Egli, con la vivacità dell'ingegno, dimostrò subito il suo anticonformismo, sostenendo in un opuscolo andato perduto (De comparatione Ciceronis Quintilianique) che Quintiliano era da considerarsi superiore a Cicerone . Nel 1429, dopo inutili tentativi di trovare una sistemazione nella curia pontificia lasciò Roma e, dopo un breve soggiorno a Piacenza, si recò a Pavia per insegnarvi eloquenza (1430-33). Compose nel 1431 il trattato “De voluptate”, dialogo nel quale il Bruni sostiene la morale stoica, il Panormita la morale epicurea , e il Niccoli cerca di conciliare le due opposte tesi. Il pensiero di Valla non disprezza la morale cristiana che indica per fine dell'uomo la beatitudine celeste, ma ritiene che la virtù derivi dalla naturale tendenza dell'uomo al piacere che, nella sua essenza, non è da respingere. C'è un diletto spirituale e c'è anche un diletto fisico, che sono conciliabili nell'uomo sano e saggio. Per dissensi col Panormita, appena un anno dopo, il Valla pose mano a una nuova redazione del trattato, col titolo De vero bono, cambiando tutti e tre gli interlocutori, e successivi mutamenti apportò negli anni dal 1434 al 1441, cambiando nuovamente il titolo (De vero falsoque bono). Nel 1433 dovette lasciare Pavia per aver suscitato con un suo opuscolo le ire dei giuristi locali, per poi vagare in varie città, fra le quali Milano, Genova e Firenze quando finalmente nel 1435 fu accolto come segretario alla corte del re Alfonso d'Aragona, che conduceva la guerra per la conquista del regno di Napoli. Negli anni anteriori all'entrata del re a Napoli (1443) il Valla compose il De libero arbitrio, i tre libri della Dialecticae disputationes, dove prende posizione contro gli scolastici e l'aristotelismo, l'opuscolo De falso credita et ementita Constantini donatione, e il dialogo De professione religiosorum. Con le sue opere, il Valla si crea nemici dappertutto; dovette far fronte anche all'accusa di eresia, dalla quale si difese scrivendo un'Apologia indirizzata al papa Eugenio IV. Nel 1448 lasciò Napoli e si stabilì a Roma, dove finalmente fu accolto come segretario apostolico nella curia pontificia, e insegnò eloquenza nello Studio. A Roma morì nel 1457. L'opera più famosa del Valla sono le Elegantiae della lingua latina in sei libri, a cui lavorò gran parte della sua vita, e già divulgate nel 1444; quest'opera segna un momento molto importante nella storia dell'Umanesimo. Il Valla trae dalla sua vasta esperienza dei classici latini, e specialmente da Cicerone e Quintiliano, gli esempi per attuare l'eleganza stilistica dello scrivere latino, dettando le norme per l'uso moderno e mostrando disdegno non solo per il latino medievale, ma anche per quello degli umanisti suoi contemporanei (Bruni, Bracciolini, Fazio, ecc.), padroni di un latino piuttosto empirico. Di qui le aspre polemiche che spesso degenerarono nello scambio di insulti e vituperi, specialmente col Fazio (1446) e col Bracciolini (1452-53). &lt;br /&gt;
Lo stesso Valla, nella storia di Ferdinando I, (Historiarum Ferdinandi regis Aragoniae libri tres), narrando con vivacità e divertimento dello gli episodi descritti, non esita a far uso di un latino meno regolato e meno elegante, ma indubbiamente più vivo e &amp;quot;moderno&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lorenzo Valla fu un personaggio di eccezionale importanza non solo per la cultura italiana, ma soprattutto per essersi dimostrato il rappresentante del più puro Umanesimo europeo. Con le sue spietate critiche alla Chiesa romana dell'epoca fu un precursore di Lutero, ma fu anche il promotore di molte revisioni ideologiche e stilistiche di testi cattolici. La sua opera si basa su una profonda padronanza della lingua latina e sulla convinzione che sia stata proprio un'insufficiente conoscenza del latino la vera causa del linguaggio ermetico ed ambiguo di molti filosofi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Valla fu sempre convinto che l'uso corretto della lingua fosse l'unico vero mezzo di comunicazione ed acculturazione: la grammatica ed un appropriato modo di esprimersi stanno alla base di ogni enunciato e, prima ancora, della sua formulazione intellettuale. Da questo punto di vista i suoi scritti sono tematicamente coerenti, in quanto ciascuno di essi si sofferma innanzitutto sulla lingua, sull'uso corretto della lingua e sulle erronee interpretazioni della grammatica latina. Oggi il profondo distacco storico permette di distinguere le opere di Lorenzo Valla essenzialmente in due filoni, quello critico e quello filologico. Sebbene avesse saputo mostrare eccezionali doti di storico negli scritti critici, questa capacità non è però riscontrabile nell'unico lavoro definito storico, cioè nella biografia di Ferdinando d'Aragona, tutto sommato un modesto elenco di aneddoti e sentito dire.Nelle sue opere Lorenzo Valla utilizza la filologia come strumento di conoscenza. Tra le sue produzioni ricordiamo:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''De vero falsoque bono'' (1431) e ''De Voluptate'' (1431) nelle quali Lorenzo Valla si avvicina al pensiero epicureo di Lucrezio, sottolineando come tutta la vita dell’uomo sia fondamentalmente volta al piacere, inteso non come piacere fisico ed effimero, ma come dimenticanza delle passioni e delle cose che turbano, con l’inevitabile e conseguente - benessere interiore.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''Dialecticae disputationes'' (1439) ove Lorenzo prende posizione contro l’uso della dialettica da parte della filosofia Scolastica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''De falso credita et ementita Constantini donatione'' (1440), nella quale Valla dimostrò che l’atto di donazione di Costantino a Papa Silvestro fosse falso: non poteva risalire, per ragioni filologiche, al quarto secolo dopo Cristo ed era invece opera di una contraffazione avvenuta secoli dopo. Veniva così posto in discussione, con gli strumenti della filologia e dell’erudizione, lo stesso potere temporale che i papi facevano risalire a Costantino. Valla dimostra la contraffazione del documento di donazione con argomenti storici, giuridici, linguistici e filologici. Dopo aver dimostrato che Costantino non aveva titolo giuridico per donare possedimenti di territori ed il Papa per accettarli, Valla passa a considerare il dato di fatto che Papa Silvestro, in realtà, non possedette mai province dell’Impero, ne le possedettero per secoli i suoi successori. Ammesso dunque che Costantino avesse fatto la donazione, e Silvestro l’avesse accettata, che fine avrebbero fatto i possedimenti della Chiesa, dato che per tanto tempo non risulta che i Papi abbiano avuto in possesso queste province?&lt;br /&gt;
Così affermava nell’opera:&lt;br /&gt;
“Per prima cosa dimostrerò che Costantino e Silvestro non erano giuridicamente tali da poter legalmente l’uno assumere, volendolo, la figura di donante e poter quindi trasferire i pretesi regni donati che non erano in suo potere e l’altro da poter accettare legalmente il dono (né del resto lo avrebbe voluto). In seconda istanza, dimostrerò che anche se i fatti non stessero cosí (ma sono troppo evidenti), né Silvestro accettò né Costantino effettuò il trapasso del dono, ma quelle città e quei regni rimasero sempre in libera disponibilità e sotto la sovranità degli imperatori. In terza istanza dimostrerò che nulla diede Costantino a Silvestro, ma al papa immediatamente anteriore davanti al quale Costantino era stato battezzato; furono doni del resto di poco conto, beni che permettessero al papa di vivere. Dimostrerò (quarto assunto) che è falsa la tradizione che il testo della Donazione o si trovi nelle decisioni decretali della Chiesa o sia tolto dalla Vita di Silvestro: non si trova né in essa né in alcuna cronaca, mentre invece si contengono nella Donazione contraddizioni, affermazioni infondate, stoltezze, espressioni, concetti barbari e ridicoli. Aggiungerò notizie su altri falsi o su sciocche leggende relativamente a donazioni di altri imperatori …”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- ''Elegantiae Latinae linguae'' (1444) capolavoro di Valla nell'opera di ripristino della lingua latina; tratto scritto con lo scopo di definire e documentare il modello di latino classico rappresentato da Cicerone e da Quintiliano, contro le degenerazioni nell’uso del latino da parte degli scrittori medievali, ma anche contro le approssimazioni dei primi umanisti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Opere minori'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
''De libero arbitrio'' (1439)&lt;br /&gt;
''De professione religiosorum'' (1439)&lt;br /&gt;
''Historiarum Ferdinandi Regis Aragoniae libri tres'' (1447)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Valla, come si è detto, è autore anche di opere filosofiche; tra le più note e impegnative vi è il dialogo De voluptate (‘Il piacere’), testo più volte rimaneggiato e apparso nella redazione definitiva con il titolo De vero falsoque bono (‘Il vero e il falso bene’) nel 1441. Il dialogo discute la nozione etica di “piacere” attraverso il confronto fra tre grandi dottrine: stoicismo, epicureismo e cristianesimo. Il tema è centrale nella concezione umanistica poiché affronta il problema teorico di quali siano i principi che devono ispirare il comportamento degli uomini. Redazione dopo redazione, Valla apporta significative modifiche al testo: cambia i personaggi e l’ambientazione, elimina le parti in cui erano esposte questioni teologiche spinose (come ad esempio la verginità della Madonna), riduce l’accentuato “epicureismo” iniziale. Nonostante le modifiche e le attenuazioni, l’opera conserva una forte carica polemica contro l’ascetismo e la vita monastica, contro ogni forma di svilimento del corpo, di separazione fra ciò che è carnale, materiale da quanto invece è spirituale. Valla sostiene che anche nel cristianesimo la voluptas, il piacere, ha un ruolo determinante poiché, se esiste una vita ultraterrena, essa non sarà riservata solo alle anime ma anche ai corpi. Perciò egli propugna con forza la bontà della natura e della vita, ritenendo la scelta dell’ascetismo non solo anacronistica e quindi impraticabile, ma anche in contraddizione con i presupposti del cristianesimo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell' opera &amp;quot;Elegantiae latinae linguae libri sex&amp;quot; Valla esprime le sue considerazioni sulla lingua latina ed appare evidente che essa sia considerata oramai come una lingua morta, diversamente dall'epoca medievale. I modelli di riferimento della stessa vengono identificati nel latino classico di Quintiliano e di Cicerone. Si cerca così di ripristinare il latino dell'epoca classica, epurandolo dalle degenerazioni medievali. Anche in ambito linguistico sono evidenti i tentativi di emulazione dell'epoca classica, caratteristica fondamentale dell'intellettuale rinascimentale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si può notare come in ambito filologico, Valla sviluppi un procedimento atto a riscoprire la versione autentica delle opere classiche, confrontando versioni differenti della stessa opera, per correggere eventuali errori di trascrizione ed epurare i testi dalle manomissioni amanuensi.&lt;br /&gt;
Questo procedimento filologico venne adoperato da Valla anche nello studio delle Sacre Scritture, sottoposte per la prima volta al vaglio critico della ragione.&lt;br /&gt;
Questo approccio laico permise di scoprire errori e travisamenti nella stessa Vulgata di San Girolamo e soprattutto mostrò la falsità del documento che sanciva l’origine del potere temporale dell’istituzione ecclesiastica, come viene affermato all'interno dell'opera De falso credita et ementita Constantini donatione.&lt;br /&gt;
In questo modo Valla assume le caratteristiche dell'intellettuale moderno, un uomo curioso, aperto, eclettico e svincolato dalla Chiesa che si rapporta con il mondo utilizzando un metodo scientifico e razionale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un elemento che distanzia Valla dall’ideologia cristiana medievale risiede nel procedimento razionale tipico degli autori filologi: la ripresa dei testi antichi e la loro analisi razionale svincolata dalla morale religiosa, rendono la filologia un nuovo strumento di verità; essa si configura, in qualche modo, come la ricerca di legame che colleghi il mondo latino con quello rinascimentale, non assoggettandosi tuttavia alla rigida concezione figurale: grazie ad essa, di fatti, si tentò una “riconciliazione” tra il mondo cristiano e quello pagano, visto come figura e anticipazione della venuta di Cristo. Dall’epoca rinascimentale in poi, il mondo classico si delineerà solo come modello di ispirazione ed emulazione, alla base di una trasformazione dell’uomo medievale in uomo moderno. &lt;br /&gt;
La laicità di Valla si esprime in virtù dell’essere un perfetto uomo rinascimentale: in una dimensione antropocentrica, egli si discosta dai valori della moralità cristiana in imitazione e ripresa del pensiero razionale e scientifico dei latini e,  sulla base di modelli classici, si proietta nel futuro, al fine di garantire il vantaggio dell’uomo del mondo.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:07:39Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:07:23Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|thumb|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:05:41Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|100px|thumb|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:04:54Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:04:33Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|thumb|right|ritratto di Giovanna Pico della Mirandola]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:01:54Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:01:29Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|150px|right]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
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				<updated>2013-01-25T16:01:07Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|150px||right|]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T16:00:57Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|150px|right|]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T15:56:00Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|]]&lt;br /&gt;
==La vita==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T15:54:56Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|right|]]&lt;br /&gt;
==La vita:==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere: ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T15:54:37Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:456px-Pico1.jpg|left|]]&lt;br /&gt;
==La vita:==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere: ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T15:54:14Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==La vita:==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
[[File:456px-Pico1.jpg|left|]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere: ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==La vita:==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
[[File:456px-Pico1.jpg|250px|right|]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere: ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T15:53:50Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==La vita:==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
[[File:456px-Pico1.jpg|250px|right]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere: ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T15:53:04Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==La vita:==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
[[File:456px-Pico1.jpg|right|]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere: ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gargab</name></author>	</entry>

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		<id>http://www.profbellini.it/wiki/index.php?title=Pico_della_Mirandola</id>
		<title>Pico della Mirandola</title>
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				<updated>2013-01-25T15:52:54Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Gargab:&amp;#32;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;==La vita:==&lt;br /&gt;
Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, conosciuto semplicemente come Pico della Mirandola (anche se desiderava farsi chiamare Conte della Concordia) è stato un umanista e filosofo italiano. È l'esponente più conosciuto della dinastia dei Pico signori di Mirandola. Nacque a Modena nel 1463 e morì a Firenze nel 1494. A ventanni si trasferì a Firenze dove incontrò Lorenzo il Magnifico e il Poliziano e frequentò l'Accademia Platonica del Ficino. E' un uomo aperto e attento a ogni discussione filosofica, più che letteraria. Compì i suoi studi fra Bologna, Pavia, Ferrara, Padova e Firenze; imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo e strinse rapporti di amicizia con numerose personalità dell'epoca come Girolamo Savonarola, Lorenzo il Magnifico e Angelo Poliziano. Nel 1486 fu a Roma dove preparò 900 tesi in vista di un congresso filosofico universale (per la cui apertura compose il De hominis dignitate), che tuttavia non ebbe mai luogo. Subì infatti alcune accuse di eresia, in seguito alle quali fuggì in Francia dove venne anche arrestato da Filippo II presso Grenoble e condotto a Vincennes, per essere tuttavia subito scarcerato. Con l'assoluzione di papa Alessandro VI, e godendo della rete di protezioni dei Medici, dei Gonzaga e degli Sforza, si stabilì quindi definitivamente a Firenze. Morì improvvisamente nel 1494 in circostanze misteriose, mentre Firenze veniva occupata dalle truppe francesi di Carlo VIII. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria: si dice conoscesse a mente numerose opere su cui si fondava la sua vasta cultura enciclopedica, e che sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall'ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.          &lt;br /&gt;
Oggi è ancora in uso attribuire l'appellativo &amp;quot;Pico della Mirandola&amp;quot; a chiunque sia dotato di ottima memoria.&lt;br /&gt;
[[File:456px-Pico1.jpg|100px|right|]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le opere: ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Oratio De Hominis Dignitate (Discorso sulla dignità dell’uomo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opera letteraria scritta nel 1486. L'orazione è composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell'intelletto che mette l'essere umano al centro dell'Universo, definendosi così come un Dio plasmatore e creatore, è ritenuta una delle sue maggiori opere, sebbene abbia riscosso a qual tempo molte controversie da parte della Chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Heptaplus (L’Ettalo):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Heptaplus è vocabolo che significa &amp;quot;sette volte sette&amp;quot; ed è stato apposto con ragione a quest'opera, in quanto si tratta di un testo che interpreta in chiave allegorica il racconto biblico della Creazione con un'articolazione di sette libri, ognuno dei quali risulta suddiviso in sette capitoli più un proemio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Disputationes adversus Astrologiam Divinatricem (Dispute con l’astrologia divinatrice):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È l'opera a cui Pico si dedicò nell'ultimo periodo della sua vita. Rimase incompiuto e come tale fu pubblicato postumo, nel 1494. Nell'opera Pico distinse &amp;quot;astrologia matematica&amp;quot; e l'&amp;quot;astrologia divinatrice&amp;quot;. Mentre la prima ci consente di conoscere la realtà armonica dell'universo, e dunque è giusta, la seconda pretende di poter sottomettere l'avvenire degli uomini alle congiunture astrali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Ente et Uno  (L’essere e l’uno):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il De ente et uno, scritto nel 1489, venne preparato per dimostrare la concordia tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Conclusiones Philosophicae, Cabalisticae et Theologicae (Conclusione filosofiche, cabalistiche e teologiche):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scrive il Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae nel 1486. In quest'opera espone il suo pensiero filosofico costituito da 900 tesi tratte da fonti eterogenee. Prepara l’opera per un convegno che vuole organizzare con i dotti dell'epoca. Il suo scopo è quello di giungere ad una universale concordia fra tutte le filosofie e religioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''De Homibus Rebus et de Quibusdam Aliis (Tutte le cose e altre alcune)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Il pensiero==&lt;br /&gt;
Il pensiero di Pico della Mirandola si riallaccia al pensiero neoplatonico di Marsilio Ficino, senza però occuparsi della polemica anti-aristotelica. Al contrario, egli cerca di riconciliare aristotelismo e platonismo in una sintesi superiore, fondendovi anche altri elementi culturali e religiosi, dall’ermetismo greco ai pensieri islamico, ebraico e cabalistico, e puntando a costruire una “filosofia universale”, che nasca dalla concordia fra tutte le diverse correnti di pensiero sorte sin dall'antichità, accomunate dall'aspirazione al divino e alla sapienza, e culminanti nel messaggio della Rivelazione cristiana. Il congresso da lui organizzato a Roma in vista di una tale &amp;quot;pace filosofica&amp;quot; avrebbe dovuto inserirsi proprio in questo progetto culturale basato su una concezione della verità come princìpio eterno ed universale, al quale ogni epoca della storia ha saputo attingere in misura in più o meno diversa. In seguito tuttavia ai vari contrasti che gli si presentarono, sorti a causa della difficoltà di una tale conciliazione, Pico si accorse che il suo ideale era difficilmente perseguibile; ad esso, a poco a poco, si sostituirà nella sua mente il proposito riformatore di Girolamo Savonarola, rivolto al rinnovamento morale, più che culturale, della città di Firenze. L'armonia universale da lui ricercata in ambito filosofico si trasformerà così nell'aspirazione religiosa ad una santità e una moralità meno generica e più attinente al suo particolare momento storico. Il lato più umanista e rivoluzionario della speculazione di Pico è sicuramente la visione dell’uomo, presentata nell‘Oratio De Hominis Dignitate. Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell'uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita, e la potenza intellettuale umana, considerata relativamente a tutte le sue manifestazioni storiche: mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l' avanzamento culturale dell' umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze, non si contraddicono, ma si integrano l' una con l' altra. A differenza di ogni altra creatura l’uomo è stato creato da Dio senza alcuna natura circoscritta da limiti rigidi. La sua natura è quella di &amp;quot;non avere natura&amp;quot;, ma di saperla determinare secondo le proprie libertà, decidendo se mirare in alto, verso Dio, o guardare in basso scendendo al livello animale. L’uomo diverrà quindi ciò che ha deciso di essere: bestia, animale razionale, anima o figlio di Dio. Sempre nella prospettiva della capacità dell'uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo. La magia è un mezzo fondamentale per ascendere al divino. Se la magia naturale consente all’uomo di controllare le forze dei processi della natura, quella cabalistica consente di elevare la mente umana alla sfera sovraceleste e al divino. L’astrologia, viene attaccata da Pico perché costituisce una negazione stessa della libertà. Essa infatti assegna impropriamente ai corpi celesti la capacità di poter influire sulle vicende umane, togliendo agli uomini la libertà di scegliere. Nel suo pensiero ,quindi , l’astrologia  non ha alcun valore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Elementi di laicità==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pico della Mirandola, essendo l’autore del manifesto dell’umanesimo, ovvero l’ “Oratio de Hominis Dignitate”, si fa portatore dell’aspetto più innovativo e caratterizzante di questa corrente culturale: la laicità. Ogni sorta di visione finalistica della vita umana svanisce, il sapere si slega dai dogmi cristiani, l’uomo ha il potere di decidere chi e cosa diventare e prende coscienza delle potenzialità della ragione e della volontà, elementi che lo distinguono dagli altri esseri viventi e che lo rendono realmente libero. Tutto ciò è espressione di un nuovo ottimismo e fiducia dopo un medioevo fatto di pessimismo, sottomissione e soggezione dell’uomo nei confronti di Dio. Questo ottimismo si rintraccia anche nella volontà di definire e fondare una filosofia universale, un sapere enciclopedico che si configurasse come un insieme armonico di tutte le correnti di pensiero e dottrine dall’antichità ai suoi giorni. A Pico non basta la ristrettezza della dottrina cristiana, ma cerca di farsi artefice di una nuova e più completa dottrina, non consegnataci da Dio ma dall’intelletto di tutta l’umanità. Questo desiderio incarna un elemento chiave della laicizzazione rinascimentale della cultura: la tolleranza. Ogni religione e qualsiasi dottrina hanno in sé delle verità, nessuna è posta su di un piano gerarchico superiore alle altre, e solo una loro commistione può condurre l’uomo alla verità universale.&lt;br /&gt;
Elemento di laicità del pensiero Pico della Mirandola è anche un’anticipazione del pensiero scientifico, ovvero il già citato distinzione successivamente ripreso da Galileo, tra l’astrologia divinatrice e l’astrologia matematica, ovvero l’astronomia, branca del sapere in cui i numeri, le figure e simboli della  matematica divengono mezzi di descrizione e comprensione del Cielo.&lt;br /&gt;
Chiaramente in contrasto con questa anticipazione del pensiero scientifico è  la magia a dimostrazione del fatto che una moderna concezione della scienza non è presente nel pensiero di Pico. Tuttavia la magia si configura come un ulteriore elemento laico poiché, consentendo all’uomo di giungere alla conoscenza dell’essenza della natura e di poterne controllare le forze di conseguenza, va in contrasto con la concezione sacra della natura quale dono di Dio all’umanità e dunque oggetto di sola contemplazione da parte dell’uomo.&lt;br /&gt;
La speculazione di Pico della Mirandola fu essenziale nella formazione di un pensiero e sapere laici e molto probabilmente spinse uomini di cultura e scienziati dell’epoca a sviluppare teorie innovative e svincolate da dogmi cristiani che furono di fondamentale importanza alla costituzione del sapere moderno.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:autori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Umanesimo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Rinascimento]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:pensiero laico]]&lt;/div&gt;</summary>
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